La storia

 

Le origini della devozione alla Madonna del Lume sono da tutti condivisi una volta che sono stati ritrovati a Palermo (nella Biblioteca nazionale) il primo volume con scheda 4/16/A/1- 2.) ed a Roma (Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele) il secondo volume  scritti e pubblicati nel 1733 dal Gesuita Padre Antonio Genovese, in forma anonima, promotore del culto alla Madonna del Lume.

Padre Genovese racconta che nel 1722 una pia donna palermitana, veggente, su sua sollecitazione, chiese a Maria, durante una apparizione,  come volesse essere raffigurata ed invocata.

Maria le si manifestò nella Chiesa di S. Stanislao al Noviziato  così come voleva essere raffigurata (come la vediamo nel quadro a fianco riprodotto) e  chiese di essere invocata come “Maria Madre Santissima del Lume”.

Padre Genovese racconta ancora che, avendo il pittore incaricato di dipingere il quadro apportato delle variazioni alle indicazioni ricevute (ai piedi della Madonna  pose la mezza luna ed il suo abito lo dipinse di colore rosso anziché bianco), la Madonna apparse nuovamente alla veggente chiedendo che fosse rispettata la sua volontà.

Padre Genovese continua riferendoci che la veggente, che si trovava a Bagheria per motivi familiari e quindi tardava a dare seguito alle richieste di Maria, si ammalò e dai medici Le fu raccomandato di tornare a Palermo per curarsi.

In questo la devota lesse un segno di Maria perché ritornasse prontamente in città. Qui incontrò il pittore e gli impose la sua presenza durante la realizzazione del quadro.

Scrive Padre Genovese che la pia donna gli riferì che quando il quadro fu ultimato, Maria, trovatolo finalmente fedele alle sue indicazioni lo benedisse

Il quadro originale purtroppo è andato perduto nel bombardamento del 1943 che ha colpito la Chiesa dei Gesuiti di Casa Professa. Il quadro vi era custodito in una cappella come si  attesta in un volume del 1920 rinvenuto nella biblioteca della stessa Chiesa. Questo documento conferma quello del 1786 ritrovato a Bologna, del quale a fianco si ripropone una stampa della sacra immagine, dove si afferma che il dipinto era custodito nella Chiesa grande dei Gesuiti (Casa Professa).

Le ultime incertezze sono state fugate dal ritrovamento nell’archivio di Stato,  dal  Gesuita P.  Salvo,  del  testamento di Padre A. Genovese, nel quale disponeva che il dipinto rimanesse nella Chiesa di Casa Professa.

Degli altri quadri sparsi per il mondo si può solo dire che sono delle fedeli copie, come quello che si trova in Messico nella Cattedrale di Leòn, di cui la Madonna del Lume è protettrice. IL quadro portatovi dal fratello di padre A. Genovese porta sul retro la scritta: benedetto dalla Vergine SS. a Palermo.

Gli studiosi non condividono l’individuazione del quadro di Palazzo Adriano quale quello rifiutato dalla Madonna, sebbene iconograficamente vi corrisponda. Ciò perc le dimensioni dei quadri commissionati da Padre Genovese si pensa siano quelle ridotte dei quadri di Casa Professa, del Noviziato ed in Messico.

Il dott. A. Amato, che ringraziamo per averci fornito notizie e documenti per la stesura di queste note, ritiene che il quadro che si venera nella Chiesa del Noviziato a Palermo possa essere l’originale non conforme alle indicazioni della Madonna e successivamente ritoccato e modificato.

Padre Genovese morì a Messina, dove era direttore del Noviziato, nel 1743, in odore di santità, mentre si prodigava nella assistenza degli ammalati di peste.  

L’autorità ecclesiastica nel 1749 mise all’indice i  libri di Padre Genovese perché vi erano divulgati “fatti straordinari, visioni e rivelazioni fatte ad una persona ancora in vita”.

A quel tempo il culto e la devozione a Maria si era ampiamente diffuso.